20 Giugno 2010

SOTTO LO STESSO CIELO: il Dio di Abramo, il Dio di Gesù Cristo, il Dio di Maometto

In tutti i tempi l’uomo ha cercato di immaginare la relazione che intercorre tra il punto passeggero della sua esistenza e il significato totale di essa.
La religione è l’insieme espressivo di questo sforzo, ragionevole nel suo impulso e vero nella sua nobiltà.
Ogni uomo compie personalmente, per ciò stesso che esiste, questo tentativo di cercare e di immaginare ciò che dia senso alla vita. L’uomo dunque esprime la sua esigenza di identificare il rapporto con il Mistero attraverso la creatività religiosa.
Ogni religione ha in comune con le altre il fatto di essere uno sforzo dell’uomo per immaginare quale sia il senso ultimo.
Per questo il grado di civiltà di uno Stato si misura sulla tutela della libertà religiosa. Vale la pena essere religioso ed appartenere ad una fede? L’ipotesi di partenza è una risposta positiva a questa domanda perché testimonia la nobiltà del desiderio dell’uomo.
Nella misura in cui ciascuno va a fondo delle motivazioni e del contenuto della propria fede, il dialogo diventa una fonte di reciproco arricchimento.
Comunque sia il problema religioso deve essere risolto, perché il dialogo è l’unico modo per superare la paura dell’altro, senza cancellare la parte essenziale della tradizione giudaica e cristiana dell’Europa.
E’ quest’ultima una posizione nostalgica e reazionaria, oppure contiene un richiamo a “QUANDO IN ALTO”?

INTEVENGONO
Rav Giuseppe Laras - Rabbino Capo, Presidente Assemblea Rabbinica Italiana di Milano;
Imam Kamel Layachi - Presidente del Consiglio Islamico di Vicenza;
Mons. Giovanni Brusegan - Delegato per l’Ecumenismo della Diocesi di Padova;
Mons. Lucio Sembrano - Pontificio Consiglio del Dialogo Interreligioso;

 


Imam Kamel
Layachi
Mons. Giovanni
Brusegan
Mons. Lucio
Sembrano
Rav Giuseppe
Laras

 




 
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