Programma Incontri 2011

 

L’Ulisse dantesco e l’allegoria del suo viaggio sono la personificazione del desiderio dell’uomo di indagare l’essenza intima delle cose, di porre luce su ciò che la mente umana non può comprendere.
L’avventura del nostro eroe ci rassicura sul ripetersi dell’impetuosa natura dell’animo umano nel corso dei secoli: egli rappresenta l’inquietudine intellettuale, la curiosità, la sete di conoscenza che mai come al giorno d’oggi, alla luce del veloce progresso tecnologico e scientifico, appare di primaria importanza.
Il mito di Ulisse racchiude un istinto dunque primordiale e comune in noi stessi: la frenesia nella ricerca della conoscenza.
L’impresa che ognuno di noi è visceralmente chiamato a compiere non pare tuttavia far leva unicamente su modalità umane: la ricerca verso virtute e canoscenza si costituirebbe come percorso finito.
L’esplorazione del sapere può essere raggiunta attraverso le sole forze della razionalità?
La curiositas, frutto naturale di uno slancio vitale che continua ad alimentare la ricerca e la cultura, può esprimere malsane pulsioni onnipotenti fino ad essere strumento principe di distruzione o rievocare quell’irresistibile aspirazione umana all’infinito che si pacifica solo se si nutre della bontà nel finito.

 

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